Leonardo Calabrese, il nome basta, di Mara Antonaccio
Ho incrociato Leonardo alla fine degli anni ’80 nelle aule di Medicina, che abbiamo frequentato assieme, non era ancora il “Dottor Leo”.
L’ho ritrovato poi in Val di Susa nei primi anni ’90, nel suo appena aperto studio di Almese, in Via del Mulino, fresco fresco di specializzazione in Cardiologia. Da allora è stato il nostro fidato specialista di famiglia e, per me, un amico che stimavo e che mi ricambiava, inviandomi molti dei suoi pazienti che avevano bisogno di rivedere l’alimentazione.
Quando andavo a trovarlo per il mio check up cardiologico annuale, ci dilungavamo nelle nostre discussioni sui nuovi farmaci, sui protocolli di integrazione, sulle scoperte, su cui a volte eravamo in disaccordo, ma finiva sempre in baci e abbracci. Era un medico di grande carattere, spesso controtendenza sulle scelte e sulle terapie, per questo non amato da molti suoi colleghi, ma aveva un cuore d’oro e per lui il paziente veniva prima di tutto. Se avevi un’urgenza, cercava di inserirti nella lista del giorno e non usciva mai dallo studio prima di sera, per non parlare dei sabati. Ci vedemmo l’ultima volta a giugno 2024, a gennaio 2025 la terribile notizia. Ci siamo sentiti spesso via messaggio nei lunghi mesi della malattia, cercava sempre di sdrammatizzare, ma credo che in cuor suo conoscesse il suo destino, contro il quale ha combattuto senza mai cedere per i figli e le persone che lo amano, così come per i suoi pazienti. Per il suo compleanno ad aprile, mi ha scritto che non vedeva l’ora di tornare in studio, al suo amato lavoro.
Dottor Leo, ora la tua essenza è tornata all’Universo e sono certa che starai aiutando qualcuno ad adattarsi al nuovo stato di pura energia; ci ritroveremo e continueremo le nostre discussioni su cosa sia bene o giusto fare per la salute dei nostri assisiti.
Buon viaggio Leonardo, che la terra ti sia lieve, non ti dimenticheremo mai.



