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Torino riscopre il valore dell’identità: un impegno per un dialogo vero, non di facciata

Cosa succede

TORINO –  Nella mattinata di Venerdì 15 maggio, la Sala Colonne di Palazzo Civico ha ospitato un dibattito di profondo spessore culturale e politico, capace di tracciare una linea di netta discontinuità rispetto alle formule stereotipate del multiculturalismo istituzionale. L’evento «Religioni, culture e società: l’importanza delle identità» ha registrato un successo straordinario, raccogliendo il pieno apprezzamento del mondo accademico, delle istituzioni e della cittadinanza. Al centro della mattinata, una tesi tanto netta quanto cruciale: nelle società moderne, complesse e multireligiose, la coesione sociale si costruisce solo attraverso il rispetto rigoroso delle singole identità, e mai attraverso la loro dissoluzione.

          Il panel dei relatori e la tavola rotonda con i contribuiti di diverse realtà religiose e spirituali, moderati sapientemente da Giuseppe Cicogna, hanno evidenziato l’esistenza di forme e livelli di dialogo differenti, i quali possiedono il potenziale di cooperare efficacemente per il bene comune. Tuttavia, l’analisi ha evidenziato il rischio di dimenticare la storia. Soprattutto a Torino, dove l’ecumenismo ha radici profonde che non possono essere rimpiazzate da narrazioni autoreferenziali, volte a recidere i legami con il glorioso passato.

Certe strategie applicate in contesti ecumenici, animate dallo scopo di esibire una “pacificazione” immediata e spendibile agli occhi della società, portano di fatto alla neutralizzazione delle specificità e all’assimilazione ai valori dominanti. In questo scenario, le realtà più influenti o i leader più carismatici ottengono maggiore visibilità, determinando l’inevitabile marginalizzazione (o il mancato coinvolgimento) delle realtà minori.

Un risultato artificiale, giudicato assai poco utile alla reale crescita civile. La riflessione si è spinta fino alla radice della crisi antropologica moderna, in cui le strutture sociali tendono a promuovere identità vuote, fragili e prive di contenuti.

          Fintanto che nello “spazio pubblico” l’espressione di un’identità forte verrà percepita come un potenziale intralcio alla pace sociale da eliminare o disciogliere, sarà impossibile edificare una comunità coesa. Una società sana richiede individui dotati di un sano spirito critico, inteso come l’unico vero anticorpo contro l’arroganza dell’ignoranza. Il confronto autentico esige che si mantenga la propria fisionomia culturale; per questo, gli enti che operano a diversi livelli hanno l’onere morale e sociale di cooperare sul piano della convergenza e non della competizione (con regole certe e predefinite).

          Il rigore scientifico del dibattito è stato garantito da interventi di altissimo profilo. Il prof. Luigi Berzano e l’Avv. Francesco Curto hanno focalizzato l’attenzione sull’importanza delle radici e di un dialogo strutturato. Entrambi hanno ribadito la necessità di impostare i rapporti interreligiosi sulla cooperazione, rigettando le logiche competitive e tutelando la molteplicità identitaria all’interno della complessità contemporanea.

          Un riconoscimento sentito è andato al prof. Massimo Introvigne. Con il CESNUR ha aperto spazi di confronto veri, documentando con serietà scientifica la dignità di tanti movimenti religiosi. I suoi studi sistematici hanno permesso di far conoscere in Italia e nel mondo le identità e la dignità dei diversi movimenti religiosi, sottraendoli a letture superficiali.

          Il respiro internazionale dell’incontro è emerso con forza grazie alla Dott.ssa Rosita Šorytė, che ha illustrato il valore del lavoro svolto dal movimento spirituale The Revelation Spiritual Home del Dott. Radebe; questo movimento sta compiendo un recupero straordinario delle radici culturali e spirituali precoloniali dei popoli africani, restituendo centralità a una memoria storica troppo a lungo oscurata.

          Sul fronte delle istituzioni locali, è stato evidenziato il costante impegno di Domenico Garcea, Vice Presidente Vicario del Consiglio Comunale, da sempre in prima linea nel pretendere il rispetto delle regole in ambito interculturale e interreligioso. Le regole, come emerso chiaramente dal dibattito, non costituiscono un limite alla libertà, bensì la massima garanzia e tutela delle minoranze contro ogni tentativo di manipolazione e assorbimento culturale.

          A suggello della rilevanza dell’evento, l’associazione FEDINSIEME ha conferito due prestigiosi riconoscimenti al Dott. Radebe, per il suo alto magistero spirituale e culturale, e a Domenico Garcea, per l’efficacia del suo operato politico a difesa del pluralismo e della legalità.

          La bellezza della diversità è stata evidenziata dalla vivace e plurale tavola rotonda conclusiva con le testimonianze, tra gli altri, di Simhesvara Guaranga Das per il movimento Hare Krishna, Luigi Brambani della Chiesa Nazionale di Scientology d’Italia, Chams Eddine presidente della Federazione Islamica Ligure, Coboldo Melo della Federazione di Comunità Damanhur, Sergio Coscia direttore della comunità torinese della Federazione delle Famiglie per la Pace Mondiale e l’Unificazione e Luca Ciotta per la Chiesa Evangelica dei Fratelli.   

          L’incontro, con il Patrocinio della Città di Torino e il partenariato del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni) e di F.O.B (European Federation for Freedom of Belief) lascia in eredità una certezza: la coesione sociale non si ottiene imponendo il silenzio o l’uniformità, ma orchestrando una sinfonia di identità consapevoli della propria storia.

16 Maggio 2026/da Redazione
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