“Sono nato domani”, di Mary Attento
“Sono nato domani” si muove sul crinale sottile tra autobiografismo e Bildungsroman, o romanzo di formazione, in cui, attraverso la lente dell’autrice Viktoria Vals (che annota: «scritto in prima persona, immedesimandosi nel protagonista maschile»), esperienze e sentimenti personali si intrecciano con la storia della formazione e crescita del personaggio. «Vincenzo Guglielmi […] non è un cantore e nemmeno un corridore, né pensa di poter fare la storia, ma se potesse appenderebbe la mela all’albero» esordisce Elvira Delmonaco Roll nella sua Prefazione al libro per presentarci il protagonista: «sale dieci scalini – continua – per poi tornare al primo e ricominciare la salita, sempre diversa, mentre in cima alla scala vede una figura nebulosa che sa essere la sua meta, la sua mela completa, che gli farà dire Sono nato domani». Perché forse si nasce davvero non quando nostra madre ci dà alla luce ma quando capiamo chi siamo…
La scala che Vincenzo percorre ogni giorno per tornare a casa dal lavoro e raggiungere il suo appartamento a Budapest – «Settanta, sì, sono settanta, ne sono certo» è l’incipit, annunciando i gradini della scalinata, consumati e «calpestati da milioni di storie umane che si sono trascinate su e giù» – è la metafora di un viaggio dentro al proprio io… alla ricerca di un senso da dare alla propria esistenza: «In cima alla scala si intravedeva qualche spiraglio di luce: la mia meta». Introspezione, dunque, ma anche azione; analisi del mondo interiore e, parallelamente, percorso di salvataggio personale o ripartenza. Salendo e scendendo le scale, Vincenzo esplora il proprio interno, ‘viaggia’ alla scoperta della propria identità, affinando pensieri ed emozioni verso il cambiamento e dando loro forma fisica, spaziale e temporale. Ne vien fuori una narrazione intima, profonda e talvolta poetica e, soprattutto, uno degli aspetti più suggestivi del libro: la sua tensione propositiva. La scrittrice traccia, con uno sguardo prospettico e aperto, l’evoluzione della personalità del protagonista attraverso un percorso di crescita, di riconoscimento di sé e delle relazioni interpersonali che, sostanzialmente, diventa per il lettore occasione di riflessione e di acquisizione di maggiore consapevolezza.
«Mamma diceva che dovevo imparare a governare me stesso per poter governare il prossimo con equilibrio. Diceva tante cose, mi parlava da mattina a sera e io qualche volta fingevo di capire, poi correvo nella mia camera e annotavo su un foglietto le parole, e di nascosto scartabellavo libri alla ricerca del loro significato. È stato così che mi sono innamorato delle parole, dei tanti significati che una sola di esse può avere, e del suo effetto sull’interlocutore». Fin dalle prime pagine risalta il fascino per l’etimologia della parola e il profondo legame che Vincenzo ha stabilito con la madre, donna dalla presenza ‘ingombrante’ ma «punto fermo nella mia vita»; «Lei che è sempre stata il mio punto di riferimento», dichiara Vincenzo ‘Il Vittorioso’, chiamato così dalla “Leonessa”, che «mi voleva comunque vincente. […] “colui che governa con il consiglio divino”».
L’autrice annota, in un post sui social media, che in questo romanzo il nome dei personaggi è un incontro con il proprio destino. Tutta la storia del protagonista, e di chi gli ruota intorno, è un tentativo di scoprire se, alla fine, somiglierà al proprio nome e a ciò che comporta. «Dicono che i nomi predestinino la vita di chi li porta. […] nel nome sta appunto il destino di chi lo porta»; e, qualche capitolo più in là, dice di poter diventare «un condottiero vittorioso, mi chiamo Vincenzo, no?».
La trama è intrigante sia per l’intreccio avveduto di vicende e riflessioni sia per l’incalzante ritmo narrativo: scorrendo le pagine si viene coinvolti dalla combinazione di una storia ben strutturata – e partecipata – e di una narrazione fluida, calata in uno o più contesti che arricchiscono l’esperienza di lettura. Non si può trascurare l’ambientazione immersiva, intesa come capacità di trasformare il lettore in esploratore, permettendogli quasi di ‘vivere’ la scena descritta piuttosto che leggerla, tanta è, tra l’altro, l’abbondanza dettagli vividi e di riferimenti storici, geografici, culturali.
Grazie a uno stile funzionale che unisce chiarezza e intensità e a una prosa scorrevole che non fa notare lo sforzo della sua costruzione, la narrazione, pur complessa, risulta curata ed efficace.
Non a caso l’opera ha ricevuto molti riconoscimenti, tra i quali, nel 2025, il Premio Comisso, il Premio della Critica “La Via dei libri”, secondo classificato Narrativa edita “Isola d’Elba – Ascoltando i silenzi del mare” e, nel 2026 il Premio della Cultura “Scriviamo insieme – I libri dell’anno”.
Il volume ovviamente non si esaurisce qui, ma c’è una battuta nel testo – particolare, ma universale per il mondo dell’editoria – che colpisce: «nessun libro è da donne o da uomini, un libro è un libro, è una storia, è una vita. Leggilo, è bello».
Viktoria Vals
Sono nato domani
Set Art edizioni, pp. 164 € 16,00



