Il tradimento nella coppia, di Silvia Tonda

Viaggio psicologico tra desiderio, identità e fragilità dell’animo umano

Il tradimento è uno dei fenomeni più antichi e allo stesso tempo più enigmatici della vita affettiva. Lo si ritrova nei miti, nella letteratura, nella storia e naturalmente nella vita quotidiana. Dai racconti dell’antica Grecia alle pagine di Tolstoj e Flaubert, fino alle cronache contemporanee, l’infedeltà accompagna da sempre la vicenda umana.

Nell’immaginario comune il tradimento viene quasi sempre interpretato come la conseguenza di una relazione che non funziona più: mancanza di amore, incomprensioni, routine, distanza emotiva. Una spiegazione semplice, intuitiva, e spesso anche vera.

Eppure la psicologia e la psichiatria suggeriscono da tempo una prospettiva più complessa. In molti casi l’infedeltà non nasce necessariamente dalla crisi della coppia, ma da dinamiche interiori della persona stessa: tratti di personalità, bisogni emotivi profondi, conflitti interiori o fragilità dell’identità. Il tradimento, in altre parole, può diventare una lente attraverso cui osservare la complessità dell’animo umano.

Freud e la doppia natura del desiderio

Uno dei primi studiosi a riflettere sul conflitto tra fedeltà e desiderio fu Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi.

Freud osservò come la psiche umana sia attraversata da tensioni profonde tra impulsi, norme sociali e bisogni affettivi. L’essere umano vive spesso una condizione di equilibrio instabile tra due esigenze fondamentali: il bisogno di sicurezza emotiva e il desiderio di novità e seduzione.

La relazione stabile soddisfa il bisogno di sicurezza, di appartenenza, di costruzione condivisa della vita. Ma il desiderio, secondo Freud, tende per natura a rivolgersi verso ciò che è nuovo, misterioso, non ancora conosciuto. In alcuni individui questa tensione può generare una sorta di scissione emotiva: la persona ama sinceramente il partner, ma sente allo stesso tempo il bisogno di cercare altrove stimoli, fantasie o conferme.

Non necessariamente per mancanza di amore, ma per la difficoltà di conciliare due dimensioni profonde della psiche: attaccamento e desiderio.

Bowlby e le radici dell’attaccamento

Un’altra chiave di lettura importante proviene dalla teoria dell’attaccamento elaborata dallo psicologo britannico John Bowlby.

Secondo Bowlby il modo in cui viviamo le relazioni adulte dipende profondamente dalle esperienze affettive vissute nell’infanzia. I legami con i genitori o con le figure di riferimento costruiscono infatti ciò che gli psicologi definiscono stile di attaccamento.

Le persone con attaccamento sicuro tendono a sviluppare relazioni più stabili e fiduciose. Chi invece ha sperimentato instabilità, rifiuti o abbandoni precoci può sviluppare modelli affettivi più fragili o ambivalenti. In queste situazioni il tradimento può talvolta diventare – spesso inconsciamente – una strategia emotiva per gestire la paura della perdita.

Avere più legami, anche paralleli, può rappresentare una forma di protezione psicologica contro l’abbandono. Se una relazione dovesse terminare, un’altra presenza affettiva potrebbe attenuare il senso di vuoto.

Narcisismo e bisogno di conferma

Un altro elemento frequentemente analizzato dalla psicologia riguarda il bisogno di conferma narcisistica.

Alcune persone possiedono una struttura di personalità che necessita costantemente di sentirsi desiderata, ammirata, riconosciuta. All’inizio di una relazione il partner fornisce naturalmente queste conferme: lo sguardo dell’altro, l’interesse, la seduzione reciproca.

Con il tempo però la relazione entra nella dimensione della quotidianità. L’ammirazione iniziale lascia spazio alla familiarità.

Per alcune personalità questo passaggio può generare una sensazione di perdita di centralità. Il tradimento diventa allora una modalità per riattivare il proprio senso di valore personale.

Non tanto una fuga dalla relazione, quanto una ricerca di specchi nei quali ritrovare la propria immagine seducente.

Helen Fisher e la chimica dell’innamoramento

La biologa e antropologa Helen Fisher, tra le più importanti studiose dell’amore dal punto di vista neuroscientifico, ha mostrato come l’innamoramento attivi nel cervello circuiti legati alla dopamina, la sostanza chimica associata alla ricompensa e all’euforia.

Quando incontriamo qualcuno di nuovo il cervello entra in una fase di forte stimolazione: curiosità, energia, attrazione, desiderio. È una sorta di tempesta neurochimica. Con il passare del tempo la relazione si sposta verso sistemi biologici diversi, legati all’attaccamento e alla stabilità emotiva. Alcune persone sono particolarmente sensibili alla ricerca di queste scariche dopaminergiche. In loro la novità produce un’intensità emotiva difficile da replicare all’interno di una relazione stabile.

Il tradimento può allora rappresentare, anche inconsciamente, una ricerca di eccitazione emotiva e biologica.

Esther Perel e il paradosso dell’amore moderno

La psicoterapeuta belga Esther Perel, una delle più autorevoli studiose contemporanee delle dinamiche di coppia, ha individuato quello che definisce il paradosso dell’amore moderno.

Oggi chiediamo al partner di soddisfare contemporaneamente bisogni che un tempo erano distribuiti tra molte relazioni sociali: sicurezza, amicizia, complicità, passione, stabilità, desiderio.

Ma sicurezza e desiderio non sempre convivono facilmente.

La stabilità tende a generare familiarità, mentre il desiderio nasce spesso da distanza, mistero e novità. Secondo Perel alcune persone vivono questa tensione con maggiore intensità. In loro la ricerca di esperienze esterne alla relazione può diventare un modo per ritrovare una parte di sé legata alla libertà e all’esplorazione.

La “Dark Triad”: quando la personalità favorisce l’infedeltà

Negli ultimi anni la psicologia della personalità ha individuato un insieme di tratti definiti “Dark Triad”, la “triade oscura”, concetto introdotto dagli psicologi Delroy Paulhus e Kevin Williams nel 2002.

Si tratta di tre caratteristiche di personalità che, pur non costituendo necessariamente una patologia clinica, possono influenzare profondamente il modo in cui una persona vive le relazioni affettive:

Narcisismo, Machiavellismo, Psicopatia subclinica

Il narcisismo implica un forte bisogno di ammirazione e riconoscimento. Le persone con alti livelli di narcisismo possono cercare continuamente conferme della propria attrattiva e del proprio potere seduttivo. In questo contesto il tradimento diventa uno strumento per alimentare l’immagine di sé.

Il machiavellismo, ispirato alla figura storica di Niccolò Machiavelli, descrive invece individui con una marcata tendenza alla manipolazione e alla gestione strategica delle relazioni. In queste personalità il tradimento può essere vissuto con maggiore distacco emotivo, quasi come un gioco di abilità sociale.

La psicopatia subclinica riguarda infine tratti come impulsività, bassa empatia e scarsa sensibilità verso le conseguenze emotive delle proprie azioni. Non si tratta della psicopatia patologica studiata in ambito psichiatrico, ma di caratteristiche presenti in forma più lieve nella popolazione generale. Gli studi suggeriscono che individui con livelli elevati di questi tratti tendono statisticamente ad avere più partner e relazioni parallele, vivendo il legame di coppia in modo meno esclusivo.

Ciò non significa naturalmente che chi possiede questi tratti sia destinato a tradire. Ma può indicare una maggiore predisposizione a vivere la fedeltà come un vincolo meno naturale.

Un fenomeno umano prima ancora che relazionale

Le ricerche psicologiche mostrano che le dinamiche profonde dell’infedeltà sono sorprendentemente simili tra uomini e donne e tra coppie eterosessuali e omosessuali. Ciò che cambia può essere il contesto culturale o il modo in cui una coppia definisce i propri accordi affettivi. Ma le motivazioni interiori – bisogno di conferma, ricerca di stimoli, paura dell’abbandono, conflitti identitari – restano in gran parte universali.

Il tradimento appare quindi meno come una semplice crisi di coppia e più come un fenomeno profondamente umano, legato alla complessità della nostra natura psicologica.

Il mistero irrisolto del cuore umano

Quando un tradimento emerge, la reazione più immediata è spesso il giudizio o la ricerca di una colpa. È una reazione comprensibile, perché l’infedeltà può ferire profondamente e incrinare la fiducia.

Ma la psicologia invita anche a guardare oltre la superficie.

Dietro un gesto che può distruggere un equilibrio esiste spesso una trama invisibile fatta di desiderio di riconoscimento, paure interiori, fragilità dell’identità e bisogno di sentirsi vivi.

Il tradimento, nel bene o nel male, racconta qualcosa della nostra natura: quella tensione continua tra sicurezza e libertà, tra stabilità e desiderio, tra ciò che siamo e ciò che temiamo di perdere.

Forse proprio per questo l’amore resta una delle esperienze più affascinanti e imprevedibili della vita umana.

Perché, nonostante secoli di filosofia, psicologia e scienza, il cuore dell’uomo continua a custodire una parte di mistero che nessuna teoria riesce davvero a spiegare fino in fondo.