Dedicato alle donne che hanno un partner in crisi di mezza età, di Mara Antonaccio
Care amiche che vivete questa condizione: non ne avete le tasche piene delle loro motivazioni e dei loro eccessi? Siamo state, e continuiamo ad esserlo, compagne di vita; alcune di noi sono madri, li abbiamo supportati nelle loro carriere, li abbiamo incoraggiati, abbiamo fatto sesso anche quando sarebbe stato l’ultimo dei desideri in quel momento, abbiamo sopperito alle loro latitanze come partner e come padri –tanto noi siamo indistruttibili- abbiamo a volte lasciato indietro la nostra carriera per sostenere la famiglia e ora che potremmo goderci la serenità dovuta alla condizione anagrafica e al consolidamento della nostra vita, ecco che loro entrano in crisi! Sentono fuggire il tempo troppo velocemente, vogliono fare tutto quello che non hanno potuto fare prima; si iscrivono al golf, ai corsi di canto, comprano auto sportive e rinnovano il guardaroba. Noi ingenue creature pensiamo: “che bello, una nuova giovinezza ci attende, sarà una terza età spensierata”! E invece no! Noi non siamo previste in questo nuovo corso! Cioè, continuiamo ad essere il loro pilastro, il loro punto di riferimento imprescindibile, le loro guardarobiere, le loro cassiere e il loro planning vivente, ma rappresentiamo cose scontate, a volte smettiamo di essere il loro oggetto sessuale.
Allora iniziano a sgomitare, a cercare spazi, dicono di sentirsi sotto pressione, ingabbiati, che gli manca il fiato e che ad asfissiarli siamo noi, è il ménage familiare, in realtà noi facciamo le stesse cose di prima. “Voglio passare più tempo solo con me stesso, devo rigenerarmi”, come se noi fossimo delle vampire energetiche, colpevoli, a loro avviso, di incarnare tutto quello che li stressa. Si iscrivono in palestra a fare Crossfit e frequentano istituti di bellezza e corsi di ballo. Entrano come elefanti in un negozio di cristalli e fanno più danni di Napoleone in Russia.
Ogni loro discorso, soprattutto quando parlano di altri maschi giovani, ha un sottofondo di invidia e rimpianto; esternano commenti inascoltabili: “beato lui che ha carne fresca che gli saltella addosso”, “hai visto che pelle e che forme?”. Ma si guardano? Si accorgono delle rughe attorno agli occhi, dei colli cadenti e dei ventri estrusi? Tutte cose che noi guardiamo con tenerezza, perché manifestazioni di una vita trascorsa assieme: non mi pare che l’invecchiamento sia una prerogativa solo femminile. Noi li sopportiamo, tra una vampata e l’altra, cercando di comprenderli, come si fa con un figlio che a scuola fa fatica e organizziamo lezioni di recupero, ma spesso arriva l’ultimo colpo di coda, quello difficilmente accettabile: compare un’altra!
Care amiche, prima di continuare vi chiedo di non prendervela con la nuova arrivata, la colpa è del “caro partner”, lei non ne può nulla. E qui si assiste a due comportamenti: 1) lui perde la testa, lei lo fa sentire giovane, stravolge abitudini, getta scompiglio nel rapporto e in famiglia, fa cose che lo rendono ridicolo, non ha rispetto degli altri e fa ricadere su di loro le sue azioni, e se la cosa finisce male, torna a casa con la coda tra le gambe, sperando che lo riprendiamo in virtù di chissà quali sensi di colpa (nostri intendo); 2) ha le palle, affronta la partner, spiega le sue ragioni, fa armi e bagagli e cerca di coinvolgere il meno possibile tutti gli altri (esemplare raro e comunque in via d’estinzione). Ma allora io dico: possibile che non si rendano conto che accanto hanno quella che più risponde ai loro bisogni e ai loro desiderata, che si è formata in decenni di convivenza, che ha imparato a sopportare i silenzi, le assenze, i nervosismi e che è il meglio che possano avere, perché li conosce più delle loro madri? Purtroppo no! Sono alla ridicola ricerca della donna nuova che li faccia sentire come trent’anni prima o come dicono, non si sono mai sentiti (al colpa continua ad essere nostra).
Beh, non so voi, ma io mi sono stufata! Basta compromessi, basta accettazione, basta comprensione delle loro necessità: ora mettiamo in prima linea le nostre. Dovremo rinunciare a loro? Possiamo farlo! Ricostruiremo una nuova realtà fatta delle nostre esigenze e dei nostri desiderata, perché se non si accorgono –forse non se ne sono mai accorti- che meglio di noi non potevano avere e cercano la straordinarietà in altre, allora il problema è loro, non nostro. Care amiche vi invito alla ribellione, alla disubbidienza! Vedrete che passato il trambusto iniziale, non è affatto male, si vive meglio, basta andare oltre la rottura della routine; abbiamo diritto anche noi a qualche decennio di serenità!



