Dal progresso globale alla disuguaglianza, di Mary Attento

«La cittadella dei garantiti è ben difesa e resterà inespugnabile fino a che resisterà indiscusso il diritto all’accumulo senza limiti della ricchezza. In nessuna epoca della sua storia l’Umanità ha dovuto affrontare una situazione così intricata». Sono le parole conclusive dell’Introduzione al testo “Disuguaglianza tra gli umani figlia naturale della Globalizzazione”, scritto da Fausto Altavilla. È una frase fortemente simbolica e accusatoria, che condensa in poche righe una critica radicale all’assetto sociale ed economico contemporaneo, in cui la disuguaglianza sostanzialmente non è una deviazione, ma una condizione necessaria al sistema. L’immagine della “cittadella dei garantiti” è particolarmente efficace: richiama un luogo chiuso, fortificato, riservato a pochi e suggerisce che l’esclusione non sia accidentale, ma attivamente mantenuta attraverso regole, istituzioni e rapporti di potere. Non si tratta solo di ricchezza materiale, ma di sicurezza, diritti, protezioni e opportunità concentrate in una minoranza “ben difesa” che ha i mezzi per difendersi dal resto del mondo.

Una considerazione amara, ma lucida, che si inserisce perfettamente nel discorso più ampio di un volume profondamente attuale (Edizioni Giuseppe Laterza), che intreccia riflessione sociale, economica e politica con una forte tensione etica. Infatti, il nodo centrale di questo singolare saggio che approfondisce, dati alla mano, ogni aspetto della questione è la critica diretta non tanto ai privilegiati, quanto al principio che giustifica quei privilegi, a fronte di una complessità unica del presente: oggi convivono una ricchezza senza precedenti, una capacità tecnologica enorme e crisi globali interconnesse (sociali, ambientali, geopolitiche), che rendono le disuguaglianze più profonde e più difficili da sciogliere.

Fin dall’Introduzione, l’autore chiarisce l’intento: mettere in discussione le categorie con cui siamo abituati a leggere il mondo contemporaneo, mostrando come molte delle sue contraddizioni siano ormai considerate “normali”, quando invece sono il frutto di scelte storiche e strutturali.

Nei capitoli centrali, il testo affronta nodi cruciali come biodiversità, disuguaglianza e povertà, collegandoli al concetto di progresso, che viene radicalmente riletto. L’idea che “troppo” – in termini di possesso, consumo e accumulazione – possa diventare un problema sistemico è uno dei punti più forti del libro. Particolarmente efficace è l’analisi della disuguaglianza normalizzata, descritta non solo come fenomeno economico, ma come ingiustizia interiorizzata e accettata socialmente. La città, intesa come micro-macrocosmo, diventa il luogo simbolico in cui queste dinamiche si concentrano e si rendono visibili, mostrando il legame tra spazio urbano, potere e marginalità.

Nella parte finale, il saggio allarga lo sguardo a una dimensione globale, mettendo in relazione globalizzazione, colonialismo e conflitti armati. La domanda “Perché ancora la guerra?” non è retorica, ma serve a evidenziare come le logiche di dominio e sfruttamento non siano mai state davvero superate.

L’autore aveva acutamente scritto anche nell’Introduzione: «La guerra sta tornando a essere la principale modalità per risolvere le controversie tra i popoli, con la decisiva sottolineatura che a confrontarsi oggi sono attori dotati di una capacità distruttiva inaudita ma molto dissimmetrica; si assiste così regolarmente a conflitti di conquista da parte di eserciti potenti ai danni di paesi considerati semplicemente più deboli». Il riferimento alla “capacità distruttiva inaudita” richiama implicitamente la responsabilità etica dell’epoca contemporanea: mai come oggi l’umanità ha avuto mezzi così potenti per distruggere, e mai come oggi questa potenza appare concentrata in poche mani. La guerra non come follia, dunque, bensì come logica coerente di un mondo profondamente diseguale. Da qui la condanna dell’ordine globale attuale, mostrando come disuguaglianza, globalizzazione e guerra non siano fenomeni separati, ma parti dello stesso sistema.

Le Conclusioni riportano il discorso su valori fondamentali come uguaglianza, libertà e felicità, non come slogan astratti, ma come obiettivi concreti che richiedono un cambiamento profondo di paradigma.

Nel complesso, è un libro denso e stimolante, che invita il lettore a interrogarsi sul significato autentico dello sviluppo e della giustizia sociale. Non offre soluzioni semplici, ma fornisce strumenti critici preziosi per comprendere il presente e immaginare alternative più eque. Una lettura consigliata a chi è interessato ai grandi temi del nostro tempo e non ha paura di mettere in discussione certezze consolidate.

Fausto Altavilla

Disuguaglianza tra gli umani

figlia naturale della Globalizzazione

Edizioni Giuseppe Laterza, pp. 152 € 22,00