Azienda Agricola L’Autin, di Silvia Tonda

Il vino che nasce dalla montagna, tra pietra, memoria e visione

Il legame con la terra è inciso già nel nome. L’Autin, in dialetto piemontese, è il vigneto: un piccolo appezzamento vitato, curato come si fa con le cose preziose, quelle che non ammettono superficialità. È una parola antica, concreta, che racchiude un modo di vivere prima ancora che di produrre vino.

L’azienda vitivinicola Azienda Agricola L’Autin si trova al confine tra le province di Torino e Cuneo, in un territorio dominato dalla presenza maestosa del Monviso. Una zona di confine, aspra e luminosa, che L’Autin non si limita ad abitare, ma interpreta. Qui l’identità è forte, scolpita come la Pietra di Luserna, materiale simbolo del territorio, che ha segnato profondamente anche il percorso umano e professionale di Mauro Camusso, fondatore della cantina.

Agronomo di formazione, Mauro entra nel mondo della lavorazione della pietra affiancando la moglie Maura Beltramo, alla guida dell’azienda di famiglia Beltramo F.lli. Cave, lastre e blocchi di gneiss lamellare diventano per anni il suo orizzonte quotidiano. Eppure, sotto la polvere della pietra, la passione per il vino non si spegne mai: resta viva, silenziosa, pronta a riaffiorare.

Nel 2010 quella passione prende forma concreta con la nascita della cantina L’Autin. All’inizio il vino era un gesto intimo, destinato al consumo familiare. Ma la visione di Mauro è chiara fin da subito: recuperare vigne storiche, salvare vitigni autoctoni piemontesi, affiancarli con intelligenza a varietà internazionali e dimostrare che anche un territorio complesso può diventare culla di eleganza. Nascono così vini biologici, frutto di collaborazioni con enologi esperti, capaci di raccontare tradizione, terra e futuro a ogni sorso.

Oggi, alla guida dell’azienda, c’è Elisa Camusso, nuova generazione L’Autin. Giovane imprenditrice appassionata, Elisa raccoglie l’eredità del padre e del nonno, mantenendo saldo il legame con i vitigni autoctoni e con la tradizione, senza rinunciare alla sperimentazione. Laureata in Ingegneria Ambientale e sommelier Associazione Italiana Sommelier, ha trasformato la sostenibilità in azione concreta: produzione biologica certificata, attenzione maniacale all’impatto ambientale, visione contemporanea della viticoltura di montagna.

Scommettere sul Pinerolese significa accettare la sfida di un territorio impervio. Non basta rispettare il disciplinare della Pinerolese DOC, storicamente legato ai vitigni a bacca rossa. Qui la scelta è più audace: impiantare uve a bacca bianca, recuperare varietà quasi scomparse, introdurre vitigni internazionali e metterli alla prova all’ombra del Monviso. È una sfida che diventa dichiarazione di identità, sostenuta da una squadra unita dall’amore per la propria terra e da un lavoro rigoroso, quotidiano, paziente.

I vini L’Autin: identità, sperimentazione, montagna

Innovare senza tradire. È questo il filo conduttore della produzione L’Autin. In un’area votata ai rossi, la cantina ha scelto di recuperare il Bian Ver, vitigno a bacca bianca quasi scomparso. Un percorso lungo e complesso, culminato con la vendemmia 2024 e l’ottenimento della DOC per il Verbian, vino simbolo di una sfida vinta contro l’oblio.

La vocazione all’innovazione ha portato L’Autin a essere la prima cantina del Pinerolese a produrre uno spumante Metodo Classico. Nasce così Eli, affinato in un luogo straordinario: le miniere di talco della Val Germanasca, a un chilometro di profondità. Qui, nel buio assoluto e a temperatura costante, le bottiglie riposano per almeno 40 mesi, fino a punte di eccellenza come Eli 84 Mesi, affinato per sette anni.

Accanto a Pinot Nero, Chardonnay e Riesling, L’Autin mantiene viva la tradizione con vitigni eroici come la Montanera, protagonista di El Merlu de Muntanera, e con Le Ramìe, vino simbolo della viticoltura di montagna a 1000 metri di altitudine. Tra gli autoctoni spicca anche la Malvasia Moscata, vinificata in versione passita nel celebre Passi di Giò, apprezzato per la sua freschezza elegante e mai stucchevole.

Novità recente è Musca Bianca d’Lissart, mosto parzialmente fermentato di Malvasia Moscata: un dolce frizzante contemporaneo, meno zuccherino, più strutturato, fedele allo stile della casa.

Verbian – 100% Bian Ver

Il Verbian è il manifesto filosofico di L’Autin. Un vino bianco identitario, nato quando il Bian Ver non era nemmeno autorizzato all’impianto. Grazie alla determinazione di Mauro Camusso e all’enologo Gianfranco Cordero, nel 2019 il vitigno viene iscritto al Registro Nazionale delle Varietà. Nel 2024 arriva il riconoscimento DOC.

Nel calice, il Verbian unisce acidità vibrante, struttura e una sorprendente complessità aromatica: note vegetali e minerali che raccontano, senza filtri, il carattere delle montagne pinerolesi. È un vino che parla piano, ma lascia il segno.

Eli, lo spumante della miniera

La storia di Eli Metodo Classico è un viaggio nel cuore della montagna. Dopo la vinificazione e l’imbottigliamento, le bottiglie vengono trasportate a mano nelle miniere di talco Paola e Gianna. Silenzio, buio, umidità al 90% e temperatura costante a 10 gradi: condizioni ideali per una presa di spuma lenta, naturale, perfetta.

Dopo almeno 40 mesi di affinamento, il remuage, il dégorgement e il dosaggio (Pas Dosé, Brut o Rosé) completano il processo. Quattro anni dopo la vendemmia, Eli è pronto a raccontare la montagna in forma di bollicina. E con Eli 84 Mesi, volutamente “dimenticato” per sette anni nel cuore della roccia, l’esperienza diventa pura contemplazione: profondità, eleganza, complessità per palati esigenti.

Azienda Vitivinicola L’Autin – Barge (CN) – Via Sant’Agostino 40

Un luogo dove il vino nasce dalla pietra, cresce nella montagna e arriva nel calice come racconto autentico di un territorio che non ama scorciatoie.