Allattare non è solo istinto, è relazione, sostegno, cultura, di Mara Antonaccio

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La storia dell’evoluzione umana comincia da molto lontano, da circa 200 milioni di anni addietro, quando dai rettili si evolsero i primi mammiferi e da questi poi gli ominidi. Quale fu la grande invenzione di questo gruppo di vertebrati? In realtà furono molte: la creazione della placenta, che affrancò questo gruppo di animali dalla produzione di uova; la termoregolazione, la trasformazione di alcune ghiandole sudoripare in mammelle, per produrre da sé alimento per i primi mesi dei piccoli; le cure parentali, che hanno aumentato la speranza di vita dei cuccioli: una vera e propria rivoluzione evolutiva! Da pochi giorni sono diventata nonna e sto seguendo l’inizio dell’allattamento di mia figlia, vivendone le difficoltà, le caratteristiche e le implicazioni psico-relazionali; in questo contesto per me nuovo –non ho mai allattato- ho incontrato una figura professionale poco conosciuta: quella della doula, o specialista dell’allattamento e dell’accompagnamento alla maternità. Purtroppo nelle società occidentali spesso l’allattamento al seno viene raccontato come un gesto “naturale”, spontaneo, quasi automatico (credo per le implicazioni culturali-religiose-tradizionali della religione cristiana), insomma un atto istintivo che dovrebbe riuscire da sé, senza difficoltà.
In realtà la faccenda è molto diversa; allattare è un processo complesso, che coinvolge corpo, mente, relazioni, contesto sociale, una sorta di terremoto nella vita delle puerpere, che già arrivano dal profondo mutamento corporeo della gravidanza e si trovano ad affrontare una nuova sfida fatta di altalene ormonali, cambi repentini d’umore e difficoltà pratiche. Ed è proprio per questo che c’è bisogno di sostegno, non di giudizi. Intanto allattare non deve essere proposto come il comportamento ideale per la madre perfetta, deve sempre essere una scelta della donna, in relazione alle sue emozioni e al suo ménage familiare e lavorativo; ma nel momento in cui essa decide di intraprendere questa esperienza profonda con il neonato, occorre darle tutto il sostegno possibile, affinché resti nel tempo appagante ed intensa, non un incubo fatto di notti insonni, seni dolenti e perdita della dimensione di donna, a favore di quella di mamma. Per affrontare questa esperienza toccante occorre conoscere le caratteristiche di quello che il corpo femminile produce per nutrire il piccolo; il latte materno è un alimento vivo, in continua evoluzione, capace di adattarsi ai bisogni del neonato giorno dopo giorno. Contiene anticorpi, ormoni, enzimi, cellule immunitarie, protegge da infezioni, riduce il rischio di malattie metaboliche e favorisce uno sviluppo ottimale del sistema nervoso.
Ma l’allattamento non è importante solo per il bambino: è un potente fattore di salute anche per la madre, riducendo il rischio di tumore al seno e alle ovaie, favorendo il recupero post-parto e rafforzando il legame madre-figlio. Eppure, nonostante le evidenze scientifiche, molte donne interrompono l’allattamento prima di quanto desidererebbero, e questo non per mancanza di volontà, ma troppo spesso per mancanza di supporto. Uno dei motivi principali è il grande vuoto dopo la dimissione dall’ospedale: in Italia, come in molti Paesi occidentali, l’assistenza si concentra sul parto, mentre il post-parto resta una terra di nessuno.
Dopo pochi giorni, la madre torna a casa con un neonato, un corpo che cambia rapidamente, ormoni in subbuglio, stanchezza, dubbi, ed è proprio lì che l’allattamento può diventare difficile, mettendo a nudo tutte le fragilità del sistema. Dolore, ingorghi, difficoltà di attacco, paura di “non avere latte”, consigli contrastanti: basta poco perché l’esperienza si trasformi da momento di intimità a fonte di ansia.
In questo spazio delicato entra in gioco una figura ancora poco conosciuta, ma preziosa: la doula.

Chi è la doula e perché è così importante? La doula non è una professionista sanitaria, non fa diagnosi, non prescrive, non si sostituisce a medici o ostetriche; è una figura di supporto emotivo, pratico e relazionale, che accompagna la donna prima e soprattutto dopo il parto. Il suo ruolo è semplice e potentissimo: stare, ascoltare, rassicurare, normalizzare, assistere e insegnare l’allattamento. Aiuta la madre a orientarsi, a fidarsi del proprio corpo, a leggere i segnali del bambino, sostiene l’allattamento creando un contesto favorevole: silenzio, tempo, rispetto.

Le evidenze internazionali mostrano che la presenza di una doula:

  • aumenta la durata dell’allattamento al seno
  • riduce il ricorso non necessario a interventi o integrazioni
  • migliora il benessere emotivo della madre
  • riduce il rischio di depressione post-partum

In una società che chiede alle donne di “tornare subito come prima”, gestita dall’efficienza a tutti i costi e dalla performance perenne, la doula rappresenta un cambio di paradigma: mettere la madre al centro, perché solo una madre sostenuta può sostenere a sua volta. Occorre pensare all’allattamento come fatto sociale, non solo privato, non solo come scelta individuale, ma come un atto culturale e politico, che evidenzia come una società guarda al corpo femminile, al tempo della cura, alla maternità.

Una madre che allatta ha bisogno di:

  • informazioni corrette
  • sostegno professionale
  • una rete che non la lasci sola

La doula non “romanticizza” la maternità, al contrario, la rende più reale, più umana, più possibile. Occorre che gli enti di formazione e il servizio sanitario nazionale aiutino a creare molte di queste figure professionali, affinché l’assistenza sia capillare e dal costo sostenibile, magari attraverso convenzioni assicurative e welfare aziendale mirato. In una società occidentale, con punte drammatiche in quella italiana, in cui la denatalità mette a rischio il futuro della società stessa, aiutare le famiglie e le donne con un robusto sostegno dedicato alla natalità e alla cura delle donne e quindi delle mamme, può rappresentare un importante strumento per una inversione di tendenza ormai consolidata, in cui si mette al centro la figura della donna, della madre, della lavoratrice, del perno insomma della società e del futuro dell’umanità.