Profumo di viole sfiorite, di Silvia Tonda

… quando la narrativa diventa un atto di cura …

C’è una letteratura che intrattiene, una che consola e una — più rara — che si assume la responsabilità di restare accanto.

Con Profumo di viole sfiorite, Antonio Borsa firma un romanzo che appartiene a quest’ultima categoria: un’opera intensa, necessaria, capace di parlare con rispetto e lucidità a chi ha conosciuto il dolore e ha avuto, anche solo per un istante, la tentazione di arrendersi.

Dopo l’esordio con I tre appuntamenti, Borsa — informatore farmaceutico di professione, narratore per vocazione — torna con un libro che segna un evidente passo avanti nella maturità stilistica e tematica. Un racconto che intreccia dramma, redenzione e memoria emotiva, impreziosito da un omaggio musicale a Max Pezzali, colonna sonora silenziosa di più di una generazione.

La Valle: un purgatorio contemporaneo

Il protagonista è Ryan, un giovane uomo spezzato dalla fine di un amore. Il suo gesto estremo, tuttavia, non coincide con la fine. Ryan si risveglia nella Valle, un luogo sospeso, arido e simbolico, che richiama l’idea di un purgatorio laico: non uno spazio di condanna, ma di comprensione.

Guidato da un Angelo, Ryan attraversa una serie di incontri e rivelazioni che lo mettono di fronte a esistenze segnate dal dolore, ma non annientate da esso. La Valle diventa così una scuola dell’anima, un’aula magna della vita in cui ogni testimonianza insegna che il suicidio non è una soluzione, bensì una frattura che si estende, colpendo chi resta.

In più passaggi il protagonista rompe la quarta parete, rivolgendosi direttamente al lettore:

«Non mollare, potresti cedere sul più bello».

Una frase semplice, quasi disarmante, che racchiude l’essenza del libro e il suo intento più profondo.

Scrivere come atto di responsabilità

Laureato in Scienze Biologiche e in Economia e Management, Antonio Borsa non nasce scrittore nel senso tradizionale del termine. La scrittura, per lui, è una necessità emersa nel tempo: uno strumento di elaborazione personale che si è trasformato in gesto condiviso.

Se I tre appuntamenti esplorava l’amore, il rispetto e le relazioni mancate, Profumo di viole sfiorite amplia lo sguardo fino a toccare temi universali come la fragilità, la perdita e la resilienza. Il risultato è un romanzo che non pretende di offrire soluzioni, ma accompagna, ascolta, resta.

La musica come memoria emotiva

Uno degli elementi più riusciti del romanzo è il dialogo costante con la musica di Max Pezzali. Non un semplice omaggio nostalgico, ma un vero e proprio linguaggio parallelo che scandisce il ritmo emotivo della narrazione.

Brani come Nessun rimpianto, Come deve andare e Grazie mille vengono evocati come coordinate interiori, capaci di dare voce a ciò che spesso resta inesprimibile.

«Certi capitoli si chiudono, altri si aprono», scrive Ryan, riecheggiando quella malinconia concreta e disarmata che ha reso Pezzali un riferimento generazionale.

La felicità, descritta come «un’isola che non c’è», richiama il tema ricorrente della ricerca incompiuta, mentre l’idea del lasciar andare — senza rimpianto — attraversa il testo come un filo sottile ma resistente.

Uno stile diretto, una simbologia efficace

La prosa di Borsa è volutamente accessibile, confidenziale, quasi colloquiale. Eppure, nei passaggi dedicati alla Valle o alle riflessioni esistenziali, si apre a immagini poetiche e simboliche di grande efficacia.

Il profumo delle viole sfiorite diventa metafora di un dolore che non scompare, ma si trasforma. Un dolore che educa, che lascia traccia, che insegna a guardare con maggiore consapevolezza. I richiami a Peter Pan e alla difficoltà di crescere si fondono con la musica e la memoria collettiva, generando un’atmosfera sospesa tra nostalgia e introspezione.

Un romanzo che parla di salute mentale

Al centro del libro c’è un tema ancora troppo spesso avvolto dal silenzio: la salute mentale. Profumo di viole sfiorite affronta il suicidio senza sensazionalismi, scegliendo invece la via del rispetto, dell’empatia e della responsabilità narrativa.

L’invito a «sposare il proprio dolore e andare avanti» non è uno slogan, ma un processo lento, faticoso, umano. Il finale — con Ryan che afferma:

«Resta sul ring, ti assicuro che ne sarà valsa la pena» — colpisce come un pugno e consola come una mano sulla spalla.

Oltre il libro

L’impegno di Antonio Borsa non si esaurisce nella scrittura. L’autore partecipa a presentazioni pubbliche, incontri scolastici e conferenze dedicate ai temi della salute mentale, portando la propria testimonianza con sobrietà e autenticità. Sui social condivide riflessioni, storie e parole di incoraggiamento, nella convinzione che la scrittura sia solo il primo passo di un dialogo più ampio.

Profumo di viole sfiorite non è soltanto un romanzo: è un atto di cura, un invito silenzioso a restare, un gesto di rispetto verso la vita e verso l’altro.

L’AUTORE

Antonio Borsa, laureato in Scienze Biologiche e in Economia e Management, è informatore farmaceutico e atleta di kick boxing. Con Profumo di viole sfiorite firma la sua seconda opera narrativa, confermando una crescita significativa dopo I tre appuntamenti (La Bussola, 2024), romanzo d’esordio che affrontava il tema dell’amore non corrisposto e si è imposto come manifesto contro la violenza.

Con questo nuovo lavoro, Borsa amplia il suo sguardo e consegna al lettore una riflessione matura sulla resilienza, sulla fragilità e sul valore profondo della vita.