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Alfio Pesando: Alfio Più, una vita per i motori, di Silvia Tonda

Persone

C’è un suono che accompagna alcune esistenze fin dall’inizio. Non è una voce, né una musica: è il rombo profondo di un motore, il respiro metallico di pistoni e carburatori, il battito quasi viscerale della meccanica che si fa vita. Per Alfio Pesando, segusino doc, quel suono non è mai stato sottofondo: è stato destino.

Ho avuto oggi il piacere di incontrarlo e di raccogliere il racconto di una vita che si snoda tra officine, piste sterrate innevate e crinali alpini: una vita che ha il profumo acre ma per molti gradevole della benzina e il fascino antico delle passioni autentiche, quelle che non si scelgono: ti scelgono.

Figlio di un meccanico di mezzi pesanti, Alfio cresce a Susa, nel cuore della Val di Susa, terra di passaggio e di storia, dove le montagne sembrano custodire memorie millenarie e dove ogni strada invita al viaggio. E’ lì che, ancora bambino, respira motori prima ancora di comprenderli. “Altro che biberon”, racconta sorridendo, “io sono cresciuto con la lattina di benzina mani sporche di grasso….felice”.

E in effetti, il suo non è mai stato un semplice interesse: è stato un linguaggio. Smontare, osservare, capire.

Il motore come organismo vivo, quasi da ascoltare più che da studiare. Fin da ragazzo, quando il sogno del primo motorino diventa realtà, scopre di avere qualcosa in più: la corsa nel sangue, una attrazione naturale verso la velocità, verso quella linea invisibile che separa il controllo dall’istinto.

E’ quasi per caso che approda al motocross, ma come spesso accade nelle storie più vere, il caso è solo una porta che si apre su ciò che era già scritto. Dalle piccole cilindrate ai mezzi più potenti, Alfio cresce rapidamente, costruendo la propria esperienza tra polvere e salti. Le piste diventano casa: Sassello, Asti, Lombardore, Baldissero, Montevarchi, Serramazzoni, Arco di Trento… nomi che per molti sono semplici località, ma che per che vive il motocross rappresentano veri e propri templi….

Per circa un decennio, Alfio gareggia nei campionati regionali e poi nazionali e internazionali, spesso vincendo, sempre lottando. Ricorda ancora l’emozione quasi irreale di trovarsi le prime volte gomito a gomito ai blocchi di partenza accanto a piloti che fino a poco prima osservava sulle riviste specializzate. In quei momenti, il tempo si sospende: resta solo il respiro trattenuto, la mano sull’acceleratore, e quella frazione di secondo in cui tutto può accadere.

Tra i ricordi più intensi emerge quello legato a Emilio Ostorero, grande campione di motocross originario di Avigliana. Una figura che per Alfio rappresentava quasi un mito, osservato con rispetto e una punta di timore reverenziale e soggezione ovviamente! “Avrei dovuto avvicinarmi di più e prima”, confessa, con un filo di rimpianto che solo le occasioni mancate sanno lasciare.

Eppure, un episodio resta inciso nella memoria come una piccola epifania: la prova della pista per una prova di campionato insieme ad Ostorero. Consigli preziosi, indicazioni tecniche, ma soprattutto uno sguardo diverso sula gara.

Quel giorno, Alfio non solo imparò: vinse, stravinse arrivando addirittura a doppiare il terzo classificato. E forse capì che il talento, quando incontra la giuda giusta, può trasformarsi in realtà.

Terminata l’esperienza agonistica più intensa, Alfio non abbandona i motori: li trasforma. Apre un’officina meccanica : nasce “Alfio Piu”, luogo che diventa presto non solo spazio di lavoro, ma crocevia di storie, mezzi e passioni. E’ lì che, quasi per caso, incontra un altro mondo: quello delle motoslitte. Un nuovo richiamo, questa volta bianco, silenzioso e potente.

Le montagne innevate diventano il suo novo terreno di sfida. Gareggia anche in questo ambito, ottenendo risultati e riconoscimenti, vittorie a raffica, dimostrando ancora una volta quella versatilità che lo rende un personaggio raro. Perché Alfio non è solo un pilota: è un interprete dei mezzi, capace di adattarsi, comprendere, dominare.

Ma la sua evoluzione non si ferma. Il richiamo dell’off-road lo porta verso i fuoristrada, un universo che unisce tecnica resistenza e conoscenza del territorio. Partecipa a competizioni importanti come la Sestriere 1000 dove anche qui è vincitore assoluto tra lo stupore generale ,anche il suo.Una gara iconica tra le Alpi piemontesi, dove il confine tra sport e avventura si assottiglia fino quasi a scomparire.

Ogni gara è un racconto. C’è l’adrenalina, certo, ma anche la paura intesa come consapevolezza dei rischi. Come quella volta il cui, durante una competizione internazionale, finì in un burrone. Episodi che segnano, che insegnano il rispetto-per il mezzo, per i limiti, per la montagna. Perché chi vive davvero questi ambienti sa che la natura non si sfida: si ascolta.

Ed è proprio questo rispetto che oggi guida una delle attività più significative di Alfo: l’organizzazione di escursioni in fuoristrada sulle montagne della Val di Susa oltre a raduni in svariate località nazionali. Non semplici itinerari, ma esperienze complete. Percorsi studiati con attenzione, pensati per far vivere il territorio in modo autentico, lontano dalla superficialità del turismo veloce e nel pieno rispetto delle regole.

Durante queste esperienze, Alfio accompagna i partecipanti non solo lungo strade e sterrati, ma dentro una cultura. Si occupa di tutto: dal pernottamento alle soste nei ristoranti tipici, fino agli incontri con i margari, custodi di una tradizione antica fatti di pascoli, formaggi e stagioni. Un viaggio nei sapori, oltre che nei paesaggi.

E in questo racconto continuo, emerge con forza una qualità che forse più di tutte definisce Alfio Pesando: l’umiltà. Nonostante i successi, le esperienze, i rischi affrontati, resta profondamente legato alla sua terra, ai suoi valori, a una visione pulita e rispettosa del mondo dei motori.

Per lui, i motori non sono mai stati solo potenza o velocità.C’è un suono che accompagna alcune esistenze fin dall’inizio. Non è una voce, né una musica: è il rombo profondo di un motore, il respiro metallico di pistoni e carburatori, il battito quasi viscerale della meccanica che si fa vita. Per Alfio Pesando, segusino doc, quel suono non è mai stato sottofondo: è stato destino.

Ho avuto oggi il piacere di incontrarlo e di raccogliere il racconto di una vita che si snoda tra officine, piste sterrate innevate e crinali alpini: una vita che ha il profumo acre ma per molti gradevole della benzina e il fascino antico delle passioni autentiche, quelle che non si scelgono: ti scelgono.

Figlio di un meccanico di mezzi pesanti, Alfio cresce a Susa, nel cuore della Val di Susa, terra di passaggio e di storia, dove le montagne sembrano custodire memorie millenarie e dove ogni strada invita al viaggio. E’ lì che, ancora bambino, respira motori prima ancora di comprenderli. “Altro che biberon”, racconta sorridendo, “io sono cresciuto con la lattina di benzina, mani sporche di grasso….felice”.

E in effetti, il suo non è mai stato un semplice interesse: è stato un linguaggio. Smontare, osservare, capire.

Il motore come organismo vivo, quasi da ascoltare più che da studiare. Fin da ragazzo, quando il sogno del primo motorino diventa realtà, scopre di avere qualcosa in più: la corsa nel sangue, una attrazione naturale verso la velocità, verso quella linea invisibile che separa il controllo dall’istinto.

E’ quasi per caso che approda al motocross, ma come spesso accade nelle storie più vere, il caso è solo una porta che si apre su ciò che era già scritto. Dalle piccole cilindrate ai mezzi più potenti, Alfio cresce rapidamente, costruendo la propria esperienza tra polvere e salti. Le piste diventano casa: Sassello, Asti, Lombardore, Baldissero, Montevarchi, Serramazzoni, Arco di Trento… nomi che per molti sono semplici località, ma che per che vive il motocross rappresentano veri e propri templi….

Per circa un decennio, Alfio gareggia nei campionati regionali e poi nazionali e internazionali, spesso vincendo, sempre lottando. Ricorda ancora l’emozione quasi irreale di trovarsi le prime volte gomito a gomito ai blocchi di partenza accanto a piloti che fino a poco prima osservava sulle riviste specializzate. In quei momenti, il tempo si sospende: resta solo il respiro trattenuto, la mano sull’acceleratore, e quella frazione di secondo in cui tutto può accadere.

Tra i ricordi più intensi emerge quello legato a Emilio Ostorero, grande campione di motocross originario di Avigliana. Una figura che per Alfio rappresentava quasi un mito, osservato con rispetto e una punta di timore reverenziale e soggezione ovviamente! “Avrei dovuto avvicinarmi di più e prima”, confessa, con un filo di rimpianto che solo le occasioni mancate sanno lasciare.

Eppure, un episodio resta inciso nella memoria come una piccola epifania: la prova della pista per una prova di campionato insieme ad Ostorero. Consigli preziosi, indicazioni tecniche, ma soprattutto uno sguardo diverso sula gara.

Quel giorno, Alfio non solo imparò: vinse, stravinse arrivando addirittura a doppiare il terzo classificato. E forse capì che il talento, quando incontra la guida giusta, può trasformarsi in realtà.

Terminata l’esperienza agonistica più intensa, Alfio non abbandona i motori: li trasforma. Apre un’officina meccanica : nasce “Alfio Più”, luogo che diventa presto non solo spazio di lavoro, ma crocevia di storie, mezzi e passioni. E’ lì che, quasi per caso, incontra un altro mondo: quello delle motoslitte. Un nuovo richiamo, questa volta bianco, silenzioso e potente.

Le montagne innevate diventano il suo novo terreno di sfida. Gareggia anche in questo ambito, ottenendo risultati e riconoscimenti, vittorie a raffica, dimostrando ancora una volta quella versatilità che lo rende un personaggio raro. Perché Alfio non è solo un pilota: è un interprete dei mezzi, capace di adattarsi, comprendere, dominare.

Ma la sua evoluzione non si ferma. Il richiamo dell’off-road lo porta verso i fuoristrada, un universo che unisce tecnica resistenza e conoscenza del territorio. Partecipa a competizioni importanti come la Sestriere 1000 dove anche qui è vincitore assoluto tra lo stupore generale ed anche il suo. Una gara iconica tra le Alpi piemontesi, dove il confine tra sport e avventura si assottiglia fino quasi a scomparire.

Ogni gara è un racconto. C’è l’adrenalina, certo, ma anche la paura intesa come consapevolezza dei rischi. Come quella volta il cui, durante una competizione internazionale, finì in un burrone. Episodi che segnano, che insegnano il rispetto-per il mezzo, per i limiti, per la montagna. Perché chi vive davvero questi ambienti sa che la natura non si sfida: si ascolta.

Ed è proprio questo rispetto che oggi guida una delle attività più significative di Alfo: l’organizzazione di escursioni in fuoristrada sulle montagne della Val di Susa oltre a raduni in svariate località nazionali. Non semplici itinerari, ma esperienze complete. Percorsi studiati con attenzione, pensati per far vivere il territorio in modo autentico, lontano dalla superficialità del turismo veloce e nel pieno rispetto delle regole.

Durante queste esperienze, Alfio accompagna i partecipanti non solo lungo strade e sterrati, ma dentro una cultura. Si occupa di tutto: dal pernottamento alle soste nei ristoranti tipici, fino agli incontri con i margari, custodi di una tradizione antica fatti di pascoli, formaggi e stagioni. Un viaggio nei sapori, oltre che nei paesaggi.

E in questo racconto continuo, emerge con forza una qualità che forse più di tutte definisce Alfio Pesando: l’umiltà. Nonostante i successi, le esperienze, i rischi affrontati, resta profondamente legato alla sua terra, ai suoi valori, a una visione pulita e rispettosa del mondo dei motori.

Per lui, i motori non sono mai stati solo potenza o velocità. Sono stati – e sono – un modo per stare al mondo. Un filo invisibile che lega uomo, macchina e territorio in un equilibrio delicato, fatto di passone, competenza e rispetto.

E forse è proprio questo il segreto di una vita come la sua: non aver mai smesso di ascoltare quel rombo iniziale. Non come un rumore, ma come una chiamata, una musica! Sono stati – e sono – un modo per stare al mondo. Un filo invisibile che lega uomo, macchina e territorio in un equilibrio delicato, fatto di passone, competenza e rispetto.

E forse è proprio questo il segreto di una vita come la sua: non aver mai smesso di ascoltare quel rombo iniziale. Non come un rumore, ma come una chiamata, una musica!

24 Aprile 2026/da Redazione
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