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Waffle, di Anna Maria Borello

Libri

S’incontravano ogni mercoledì sera al parco. Luca imboccava l’ingresso sulla destra, superava il chiosco dei gelati, che a quell’ora era ormai chiuso, e lo aspettava seduto sulla panchina accanto alla fontanella grigia. Cesare, invece, entrava dal lato opposto insieme al suo Schnauzer nero: Waffle. Superava rapidamente i tavolini di legno, la pista di pattinaggio, la rampa degli skaters e poi, arrivato accanto alle altalene, rallentava. Lo cercava con lo sguardo. Era lì, sulla panchina, sempre la stessa: le mani al caldo dentro a un cappotto elegante, verde palude. Al collo, invece, la vecchia sciarpa beige. La indossa anche durante il giorno o solo per il nostro incontro? La sua nuova moglie e i suoi figli lo sanno? La indossa davanti a loro? O solo fuori casa, di nascosto?  Cesare si poneva ogni mercoledì le stesse domande, mentre sotto le suole frusciava la ghiaia e la figura di Luca diventava sempre più nitida, sempre più grande, e Waffle tirava, tirava e lui pensava forte, più forte del mercoledì prima, e di quello prima ancora, più forte di tutti gli altri mercoledì: Dove la tieni la mia sciarpa, eh? Nel doppio fondo di un cassetto? In una busta? Sotto il materasso? Si fermò per un momento e si disse: “Oggi è il giorno. Oggi glielo chiedo. Basta”. Ma Waffle lo trascinava in avanti, correva scodinzolando verso Luca che vedendolo arrivare gridava: «Eccolo, eccolo!» Si rotolava, gli faceva le feste, gli saltava sulle ginocchia. «Ciao» disse Luca, alzando la testa. Cesare non rispose, guardò Waffle: «Seduto». Il cane si accucciò in mezzo alle loro scarpe. «Allora, come state?» Cesare lo guardò diritto in faccia. «Bene. E voi?». Era la prima volta che diceva “voi” e gli uscì forte, con rabbia, con la stessa rabbia con cui avrebbe voluto strappargli la sciarpa. Luca non rispose, si guardò attorno come distratto, disse solo: «Fa un po’ freddo» e infilò le mani dentro il cappotto. Cesare si morse l’interno della guancia e una goccia di pioggia gli cadde sulla spalla. «E voi? e voi?» lo voleva ripetere, stava per farlo, ma in quel momento, proprio davanti a loro, passò una donna con un labrador. Waffle si alzò in piedi, fece per andargli incontro e Cesare seguì la sua spinta. «È una femmina?» chiese la donna. «No, un maschio». «Oh, tesoro. Che piccolo che è, che bello!». «Quanti anni ha?». «sette». «E tu?». «Quindici». I cani si annusarono la coda a vicenda e Luca e Cesare si sentirono attraversare dallo stesso ricordo. Vivevano ancora insieme ed erano accoccolati l’uno accanto all’altro, sul divano a fiori del salotto, mentre in tv passava il telegiornale delle nove quando Cesare, all’improvviso, alzò lo sguardo e chiese: «Papà, ma perché i cani, quando s’incontrano, si annusano la coda?» Luca non lo sapeva, ma per non deludere Cesare – che era convinto che il suo papà sapesse tutte le cose del mondo – decise di inventare su due piedi una fiaba: «Devi sapere», disse, «che, una volta, quando i cani governavano il mondo, il 31 dicembre di ogni anno, in un albergo di lusso, si celebrava una grande festa elegante e tutti i cagnolini ballavano reggendosi su due sole zampe. Così, i proprietari dell’hotel, due ricchi Chiwawa, per evitare che qualcuno inciampasse tra le code, le facevano appendere tutte all’ingresso, come un cappotto. Un anno però scoppiò un terribile incendio e, nella confusione, ciascun cane, scappando dall’albergo, si attaccò la prima coda che gli capitò a tiro. Così, da quel momento, tutti i cani del mondo si cercano e si annusano, per tentare di ritrovare la propria coda». Lo Schnauzer e il Labrador smisero di annusarsi. La signora tirò a sé il cane, dicendo «Arrivederci». “Arrivederci” penso Cesare, senza riuscire a dirlo. Deglutì forte, poi si voltò e guardando Luca negli occhi finalmente trovò il coraggio di chiederlo: «Papà, la tieni sempre al collo la mia sciarpa, anche adesso che hai un’altra famiglia?». «Certo, sempre. E tu?». «Sempre». «È la mia coda. Lo sai?». «Lo so. La indosserò per sempre. Così, anche se un giorno non vorrai più vedermi, anche se deciderai di odiarmi, so che prima o poi…». «Ti verrò a cercare».

2 Dicembre 2022/da redazione
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