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Quando l’archivio clinico diventa storia umana e sociale, di Mary Attento

Libri

«Le politiche di investimento nelle professionalità, nelle tecnologie d’avanguardia, nella ricerca e nella formazione sono state determinanti per la realizzazione e lo sviluppo di una Casa di Cura innovativa e di un nucleo d’attrazione sanitaria anche extra-regionale. In un contesto in costante evoluzione, la “San Michele” ha sempre scelto di guardare avanti, ma soprattutto ha mantenuto saldo il proprio valore più autentico: l’attenzione alla persona, che da sette decenni è fulcro di ogni decisione». È quanto ho scritto, tra l’altro, nella Prefazione al libro “Esperienza e innovazione: un binomio di successo. I primi 70 anni di una lunga storia di famiglia”, che percorre il grande progetto di cura e la visione etica della sanità che la famiglia Barletta porta avanti da ormai quattro generazioni, facendo diventare la Casa di Cura “San Michele” di Maddaloni (Caserta) un punto di riferimento per l’assistenza che, al di là dell’eccellenza sanitaria, già dalla fine degli anni ’90 si è distinta come una delle prime strutture a dotarsi di un ufficio stampa dedicato, di cui sono responsabile: una scelta lungimirante, frutto della consapevolezza che una buona comunicazione è parte integrante della qualità del servizio sanitario.

Del libro – un prezioso volume cartonato, edito da Olisterno e custodito all’interno di un cofanetto rigido con chiusura magnetica, trattandosi di un’edizione storica speciale per il settantesimo anniversario della fondazione della Clinica – è autrice Lidia Barletta, biologa, componente del CdA e responsabile del Laboratorio di Analisi Cliniche, Microbiologiche e Radioimmunologiche, vincitrice di numerosi riconoscimenti per la sua attività scientifica e sociale. Con questo lavoro ha avuto la capacità di fornire uno spaccato unico dell’evoluzione tecnologica e dell’umanizzazione delle cure e, dunque, di trasformare l’archivio clinico in una narrazione sociale e umana.

Rivolgendole alcune domande, è possibile desumere l’impegno e la passione profusi nella stesura del testo e nel racconto di una struttura che fin dall’inizio è stata in grado di coniugare l’eccellenza tecnologica con l’elevata qualità delle prestazioni, spesso misurate attraverso la complessità dei casi trattati e la reputazione conseguita nel tempo.

Dottoressa Barletta, partiamo dall’inizio, dalle motivazioni che l’hanno spinta a scrivere e dalla dedica presente nel libro.

L’ho scritto per diversi motivi. Prima di tutto per la memoria: settant’anni di storia così intensa non meritano di restare nei ricordi o di perdersi nel tempo. Metterli nero su bianco è stato il modo più concreto per dare continuità a ciò che ha iniziato mio nonno Giuseppe. Poi c’è il riconoscimento: raccontare questa storia significa rendere onore ai sacrifici, alle scelte difficili e ai valori che hanno guidato la mia famiglia lungo tutto il percorso. Infine, ho sentito il desiderio di condividere tutto questo anche fuori dalla famiglia. Questa non è solo la nostra storia: è una storia che ha incrociato quella di tanti pazienti, collaboratori e della comunità.

Quali sono state, brevemente, le tappe fondamentali che hanno trasformato la struttura sanitaria da luogo di ricovero per le donne del territorio a eccellente centro di cura specialistica e, nel contempo, grande laboratorio di umanità? E in che modo le risorse umane e tecnologiche sono state integrate nel tempo per migliorare la qualità dell’assistenza?

La trasformazione nasce dall’evoluzione della missione originaria: da struttura dedicata al ricovero delle donne del territorio a centro capace di rispondere a bisogni sanitari sempre più complessi, attraverso una progressiva specializzazione dei servizi. Una tappa decisiva è stata il 1987, con l’introduzione dell’Alta Specialità del Cuore, in anni in cui siamo stati pionieri. Da lì si è consolidata una visione fondata sull’innovazione continua, che ci ha portato a raggiungere quasi trenta primati tecnologici e nelle tecniche chirurgiche. Determinante è stata l’integrazione tra tecnologie avanzate e valorizzazione delle risorse umane: strumenti sempre più sofisticati, ma al servizio di una cura attenta, personalizzata e profondamente umana. È questo equilibrio tra progresso scientifico e centralità della persona che ha reso la struttura un centro di eccellenza e, al tempo stesso, un laboratorio di umanità.

Ha voluto una soluzione editoriale pregiata che rispecchiasse i sacrifici e l’impegno dei suoi antenati. Ha impiegato molto tempo a raccogliere ricordi, testimonianze, immagini e costruire una narrazione organica e coinvolgente?

Ho voluto una soluzione editoriale pregiata che fosse all’altezza dei sacrifici e dell’impegno della mia famiglia. Per questo ho dedicato molto tempo a raccogliere ricordi, testimonianze e immagini, con l’obiettivo di costruire una narrazione organica, autentica e coinvolgente.

Qual è la “storia nella storia” che l’ha colpita di più durante le ricerche per questo libro?

La “storia nella storia” che mi ha colpito di più è stata la forza e la visione di mio padre e di mio zio. Nei momenti più difficili hanno scelto di non arretrare, arrivando a mettere a rischio tutto ciò che avevano pur di portare avanti la Casa di Cura “San Michele”. Non era solo una struttura sanitaria: era un progetto in cui si intrecciavano responsabilità, valori e senso di comunità. La loro determinazione, soprattutto nei passaggi più critici, mi ha fatto capire quanto questa storia sia prima di tutto una storia di coraggio e di umanità.

C’è una lezione del passato che va tenuta a mente per il futuro della Casa di Cura “San Michele”?

La storia della Casa di Cura “San Michele” insegna che il coraggio di investire e di innovare, anche nei momenti più difficili, deve sempre andare di pari passo con la capacità di non perdere mai di vista la persona. È questa coerenza tra visione, responsabilità e centralità del paziente che ha reso possibile la crescita della struttura e che deve continuare a guidarne il futuro. Perché la vera eccellenza non è solo tecnologica o organizzativa: è quella che riesce a restare umana.

12 Maggio 2026/da Redazione
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https://www.le3valli.it/wp-content/uploads/2026/05/cop-distesa.jpg 752 1109 Redazione https://www.le3valli.it/wp-content/uploads/2022/11/loghi_le3valli.jpg Redazione2026-05-12 12:20:462026-05-12 12:20:48Quando l’archivio clinico diventa storia umana e sociale, di Mary Attento

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