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Morire di paura, di Riccardo Ferrero

Scienza

Ho letto pochi giorni fa sulla prima pagina di un giornale la notizia che sarebbero “triplicati gli infarti” in questo periodo. Ho anche visto come alcuni professionisti sanitari stiano ripetendo su vari media che a breve saliranno di molto le malattie legate all’ansia ed alla depressione. Lasciando perdere la quantificazione esatta delle ricadute sulla salute di questo periodo di estremo allarme/paura non posso che essere d’accordo che ci saranno a lungo termine più morti per le patologie legate allo stress prolungato che quelle dovute alle polmoniti causate dal virus stesso. A me però sembra incredibile che sia necessario sempre che qualcuno lo ricordi e che ogni ennesima volta sembri una “notizia rivoluzionaria” mai sentita prima. Forse ciò è dovuto al fatto che viviamo in una realtà in cui i media e le istituzioni, anche educative, puntano costantemente le luci della ribalta ad illuminare selettivamente alcuni micro fenomeni legati alla salute per poi lasciare completamente nell’oscurità tutto il resto. E’ una strategia simile a quella dell’urlare ad una persona mentre attraversa la strada di fare attenzione ad una briciola……….si distrae e viene investita dal furgone del pane! Ad esempio la popolazione giovanile è “martellata” da obblighi, divieti e raccomandazioni rispetto ai rischi personali del covid 19. Dal momento che sotto i 40 anni la mortalità per covid 19 è dello 0,qualcosa% dovrebbero essere invece sensibilizzati, educati ed informati al fatto che l’unico rischio è che contagino gli anziani che invece muoiono come mosche. Ma cos’altro non sanno i giovani? Che la mortalità di chiunque in qualunque fascia di età può aumentare fino a 7 volte nel volgere di pochi anni in relazione alla cronicizzazione della risposta da stress. Questo hanno dimostrato le ricerche a fine anni ’90 e inizio anni 2000 del compianto Bruce McEwan neuroendocrinologo americano e capo del laboratorio di Neuroendocrinologia della prestigiosa Rockfeller University di medicina di New York. Queste ricerche svolte su campioni enormi di anziani e adolescenti valutando biologicamente la reazione da stress giustificano il titolo di questo articolo: “morire di paura” perché ci dicono che di paura, ansia e stress si muore per davvero! Ma temo che come sempre ciò non solleverà alcuna campagna a tappeto per evitare una strage annunciata ben peggiore del covid 19. Strage che questa volta colpirà tutte le fasce di età. Addirittura una ricerca di qualche anno fa del Dipartimento di Studi Clinici dell’Università La Sapienza di Roma in collaborazione con l’Associazione italiana contro lo stress e l’invecchiamento cellulare (Aisic) ha evidenziato il clamoroso dato che il 70% dei cittadini italiani morirebbe per malattie causate dallo stress….. Il fenomeno dell’aumento della mortalità dopo eventi fortemente stressanti è stato rilevato da sempre in diverse occasioni quali ad esempio il disastro nucleare di Three Miles Island nel 1979 e la caduta delle Torri Gemelle nel 2001. Sono molteplici i meccanismi che portano l’organismo ad ammalarsi quando si ritrova per troppo tempo esposto a importanti minacce per la propria sicurezza/incolumità eccedenti le proprie risorse ad affrontarle. Uno fra tutti è l’aumento costante ed inesorabile dei livelli di infiammazione sistemica (ovvero di tutto il corpo) fortemente condizionati dalla secrezione anomala del cosiddetto ormone dello stress (il cortisolo). Ebbene sì. Sembra strano ma infarto e depressione sono 2 malattie a forte componente infiammatoria al punto che alcuni studiosi reputano proprio che sia questa componente ad avere il peso maggiore rispetto a tutti gli altri aspetti. Fino qua sembra che io stia descrivendo la cronaca annunciata di un aumento ineluttabile della mortalità da attendersi nei prossimi mesi/anni perché ciò è già avvenuto in passato ed ha pure tutta una serie di spiegazioni rispetto alle cause. La realtà è completamente diversa e se conosciuta offre delle possibilità che si possono o meno cogliere. Lo stress è sempre una risposta mai passiva del nostro organismo ad un pressione/invito che ci vengono proposti. Motivo per cui 2 persone diverse possono rispondere in maniera totalmente opposta alla stessa situazione anche drammatica. Quindi in definitiva abbiamo margini molto più ampi di quanto crediamo per rispondere alle situazioni difficili della vita. Ma attenzione anche a non banalizzare! Non basta dirsi “non mi devo stressare per ciò che sta succedendo!”. Questa è la ricetta che viene proposta da sempre alle persone che la scienza non riesce a curare: “lei è troppo stressato! Deve rilassarsi!” Una ricetta che ovviamente non funziona perché indica l’obiettivo da raggiungere senza spiegare ed insegnare assolutamente come fare banalizzando in maniera misera uno dei fattori di più grande impatto sulla vita. La migliore gestione dello stress implica il dedicare ogni giorno per tutta la vita uno spazio ed un tempo privilegiato alla sua prevenzione e cura. Quale che sia la scelta tra metodiche e tecniche di derivazione più fisica o più psicologica deve diventare una scelta di vita per la vita da coltivare ogni giorno. A mio modesto parere, verificato ad oggi sulla mia pelle, è il miglior investimento che si possa fare. Come cominciare? Se come per la maggior parte delle persone mai nessuno vi ha parlato seriamente di stress, della sua diagnosi (ebbene sì, prima di curare qualcosa bisognerebbe capire cosa curare……provate a fare l’insulina ad un diabetico senza misurargli la glicemia!) e della sua cura, vi rimando alla fornita letteratura sulla questione.

21 Novembre 2022/da redazione
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https://www.le3valli.it/wp-content/uploads/2022/11/maskanxiety_cvrimg.webp 850 1250 redazione https://www.le3valli.it/wp-content/uploads/2022/11/loghi_le3valli.jpg redazione2022-11-21 20:33:292022-12-19 10:42:38Morire di paura, di Riccardo Ferrero

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