Le altre shoah, di Paolo Vieta

Di shoah abbiamo parlato con riferimento allo sterminio degli ebrei (si veda La shoah degli ebrei) che indubbiamente costituisce la parte preponderante, ma non unica, del genocidio nazista. Purtroppo vi furono, contestualmente, altre shoah, assai meno note, su cui è bene porre l’attenzione. Che la memoria delle proprie sofferenze sia tramandata dagli ebrei è assolutamente legittimo, ma questo non deve far cadere nell’oblio gli altri gruppi sociali che ne condivisero l’amara sorte, ma che hanno meno possibilità di divulgarne il ricordo.

Tutti hanno ben impresso nella mente il simbolo della stella di David gialla a sei punte che identificava a prima vista gli ebrei. Prima imposta sugli abiti civili, quindi cucita sulle uniformi dei prigionieri nei campi. Quello che è meno noto ed assai più prosaico è che il modo più semplice per realizzarla non era ricavarla disegnandola su un tessuto, ma tagliare questo in strisce, quindi fare dei triangoli e cucirli sovrapponendone uno rovesciato. Metodo che consentiva di sovrapporre anche triangoli di colori diversi, ricavando una catalogazione dei prigionieri, con tipica efficienza germanica. Questa era la barbarie nazista.

In generale, con qualche variazione tra un campo e l’altro, corrispondevano ai triangoli:

  • Rosa: omosessuali
  • Rossi: prigionieri politici
  • Verdi: criminali comuni
  • Blu: antinazisti fuoriusciti dalla Germania, poi rientrati
  • Marrone: rom
  • Viola: testimoni di Geova
  • Nero: asociali (vagabondi, disabili, …)

Colori che potevano essere sovrapposti a quello giallo nel caso di combinazione con la razza ebraica. A questa legenda si potevano aggiungere lettere per identificare lo stato di provenienza ed altri simboli per recidivi, sospetti di pianificare una fuga, puniti per infrazioni disciplinari.

Non tutti furono avviati allo sterminio, ma molti trovarono comunque la morte nei campi per le condizioni di privazione e denutrizione o per le frequenti malattie; ad una parte di essi fu attuata la sterilizzazione. L’idea era quella di epurare la società, confinando o eliminando, non solo gli individui considerati inferiori, ma anche qualsiasi forma di diversità o di devianza rispetto allo standard desiderato.

Un pensiero particolare va agli zingari che, detenuti insieme alle famiglie in una sezione dedicata di Auschwitz Birkenau, si resero protagonisti di un episodio di rivolta quando, a fronte di un tentativo di trasferimento il 16 maggio 1944, opposero una fiera resistenza e, impugnando armi di fortuna, fecero desistere, almeno temporaneamente, le SS.