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Permesso? Posso entrare? Di Mara Antonaccio

Editoriale, Scienza

La vita nasce da un consenso, ora ne siamo certi.

Per molto tempo la scienza ha raccontato la fecondazione come una gara di velocità: milioni di spermatozoi lanciati in una corsa disperata, uno solo che arriva per primo, il più forte, il vincitore; una narrazione quasi eroica, di certo maschile e competitiva, perché anche quella piccola cellula dalla coda a propulsione, viene considerata un guerriero in miniatura.
Oggi la scienza ci costringe a riscrivere questa narrazione in chiave “femminista”. Le nuove evidenze mostrano che l’ovulo non è affatto un soggetto passivo, non aspetta il primo che bussa e non premia la velocità; fa esattamente il contrario: accoglie più spermatozoi, li “ascolta”, li valuta e solo dopo sceglie. Decide quale inglobare nel proprio DNA, quale combinazione genetica accettare come origine di una nuova vita, anche se quali siano i criteri non è ancora risaputo.
La fecondazione, quindi, non è una conquista, è una accettazione primaria dell’ovocita.

Questo rivede profondamente il modo in cui abbiamo pensato alla riproduzione umana in termini di logica biochimica. L’ovulo non subisce: seleziona, non si limita a difendersi dalla polispermia, ma esercita una forma di discernimento biologico finissimo, ancora in parte misterioso. Compatibilità immunologica, segnali molecolari, qualità del patrimonio genetico: sappiamo che c’è una scelta, ma non sempre sappiamo perché avvenga. E non finisce lì.

Dopo la fecondazione arriva un secondo passaggio, altrettanto cruciale e altrettanto poco raccontato: l’attecchimento della morula (così si chiama l’embrione nei primi giorni di vita, diventerà tale dopo la prima settimana) nell’endometrio, quindi anche l’utero deve accettare la nuova vita. L’embrione neoformato, pur essendo “figlio”, è geneticamente in parte estraneo alla madre, poiché il 50% del suo DNA ha origini paterne; se tutto va bene, viene accolto, nutrito, protetto. Quando questo non accade, parliamo di mancato impianto, di aborti precoci, spesso silenziosi, talvolta neppure riconosciuti come tali, esso viene espulso silenziosamente dall’utero. Vediamo perché l’endometrio rifiuta. Sarà incompatibilità genetica? Saranno squilibri immunitari? O si tratta di un dialogo biochimico che non si attiva? O una somma di fattori così sottili da sfuggire ancora alla nostra capacità di misurarli?

Quello che sappiamo per certo è che la riproduzione non è un automatismo, e non è nemmeno solo un fatto ormonale o anatomico; è un processo di selezione e di accoglienza che coinvolge il corpo femminile a più livelli. E qui occorre parlare di vita, quella vissuta, perché oltre alla biochimica, può entrare in gioco la psiche con la sua azione sullo stress mentale, che diventa condizionamento fisiologico.

Chi lavora con le coppie infertili lo vede ogni giorno: l’impossibilità di avere figli non è solo una diagnosi medica, è una frattura emotiva; mette in crisi l’identità, il progetto di coppia, il senso stesso di continuità. Alcuni non reggono questa tensione, uno dei due partner vive l’infertilità come un fallimento, o peggio, una menomazione e così si separano e capita – più spesso di quanto si dica – che con nuovi partner entrambi riescano ad avere figli.
Probabilmente si tratta di una diversa compatibilità biologica (quella mancata accettazione ovulare o uterina di cui parlavo), ma anche di un diverso clima emotivo, un altro modo di stare nel legame. C’è poi un fenomeno che la medicina conosce bene, anche se fa fatica ad ammetterlo fino in fondo: coppie che non riescono a concepire e intraprendono un percorso di adozione, si spostano mentalmente dall’ossessione del “figlio biologico” e improvvisamente lei resta incinta. Questo accade non perché il corpo “si rilassa” in modo generico – spiegazione troppo semplice – ma perché l’assetto emotivo cambia. L’ansia, il controllo, la paura del fallimento lasciano spazio a un’altra postura interiore e il corpo femminile, che è finemente sensibile, risponde.

Tutto questo ci dice una cosa scomoda che ribalta la visione di conquista maschile e subordinazione femminile anche a livello cellulare: anche la fecondazione è un atto di relazione; è accettazione dell’ovulo, è accettazione dell’endometrio, è dialogo tra genetica e ambiente, tra biologia ed emozione.

Concludo riassumendo i capisaldi del mio scritto, cioè che la maternità, prima ancora di diventare gravidanza, è una scelta silenziosa del corpo femminile, una scelta che non sempre segue la volontà cosciente e che non può essere forzata senza pagarne il prezzo. Forse è anche per questo che, nonostante tutta la tecnologia, continuiamo a non avere risposte definitive; perché la vita, fin dal suo primo istante, non nasce da una vittoria, nasce da un consenso.

21 Gennaio 2026/da Redazione
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https://www.le3valli.it/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Image-21-gen-2026-13_29_50.png 1024 1024 Redazione https://www.le3valli.it/wp-content/uploads/2022/11/loghi_le3valli.jpg Redazione2026-01-21 15:49:132026-01-21 15:49:15Permesso? Posso entrare? Di Mara Antonaccio

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