Domani torno: la mostra su Enrico David, di Anna Maria Borello

Dal 30 ottobre 2025 al 22 marzo 2026 il Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli dedica a Enrico David la più grande mostra mai realizzata sul suo lavoro. Un’esposizione ampia e coinvolgente che accompagna il pubblico alla scoperta di uno degli artisti italiani più apprezzati a livello internazionale. Nato ad Ancona e trasferitosi a Londra nel 1986, a soli vent’anni, Enrico David ha costruito all’estero una carriera solida e riconosciuta. Dopo quarant’anni, questa mostra segna il suo rientro simbolico in Italia e assume il valore di un ritorno alle origini, di una restituzione e di un riconoscimento. Un ritorno alla memoria e alla formazione personale, ma anche uno sguardo lucido sul presente, segnato dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale e su un futuro che l’artista immagina ancora profondamente umano, fatto di corpi, relazioni e materia.  La rassegna racconta un percorso artistico maturato fuori dai confini nazionali ma rimasto profondamente legato alle esperienze familiari e personali. Ed è anche un’occasione per colmare una lacuna: nonostante tre partecipazioni alla Biennale di Venezia, David è rimasto a lungo poco noto al grande pubblico italiano. Come ha spiegato il direttore del Castello di Rivoli, Francesco Manacorda, questa mostra riporta finalmente la sua opera “al centro della storiografia dell’arte italiana”. Protagonisti del lavoro di Enrico David ci sono la materia, il gesto manuale e il corpo umano. Elementi concreti, quotidiani, che diventano strumenti per raccontare emozioni, fragilità e trasformazioni interiori. Le sue opere difendono l’immaginazione come spazio libero e necessario, capace di resistere alle semplificazioni e ai modelli imposti dalla tecnologia. Secondo la curatrice Marianna Vecellio, la mostra è una vera celebrazione dell’immaginario e invita il pubblico a sospendere le categorie abituali per lasciarsi guidare dalle sensazioni. La Manica Lunga del Castello di Rivoli, con la sua architettura imponente, si trasforma in un grande percorso narrativo. David ha seguito personalmente l’allestimento insieme alla curatrice, trasformando uno spazio complesso in una sequenza fluida e accessibile. Non c’è un ordine cronologico: il visitatore è libero di muoversi come in una passeggiata, incontrando le opere lungo il cammino. I lavori emergono nello spazio in modo quasi naturale, creando un’atmosfera fortemente teatrale e immersiva. Molti passaggi della mostra rimandano all’infanzia dell’artista: le fiere frequentate con il padre artigiano, i materiali, le luci, ma anche il trauma della sua morte improvvisa, avvenuta quando David era ancora adolescente. Un evento che attraversa in profondità il suo lavoro. Installazioni, ambienti ricostruiti, disegni, tessuti e figure in trasformazione diventano così diversi modi per affrontare e rielaborare quel dolore. Per David, creare significa trovare una via di uscita dalla sofferenza: «l’arte è ciò che rende la realtà più vivibile». La mostra riunisce oltre ottanta opere, tra cui Madreperlage (2023), la serie dei Teatrini, disegni, pitture, ricami e arazzi, Ultra Paste (2007), Absuction Cardigan (2009), Tutto il resto spegnere (2019) e, per la prima volta in Italia, Untitled 2024–2025, realizzata dal Castello di Rivoli in collaborazione con il Kunsthaus Zürich nell’ambito del programma Italian Council 2025. Ad accompagnare l’esposizione, un catalogo edito da König con testi di Marianna Vecellio, Francesco Manacorda, Federico Campagna, Dawn Ades e Polly Staple, pensato per offrire chiavi di lettura accessibili anche a un pubblico non esperto.