Cave Monaja: un gioiello valdostano, di Silvia Tonda
Ci sono luoghi in cui la montagna non è soltanto paesaggio, ma carattere. È qui, tra i versanti scolpiti dal vento e la luce limpida della Valle d’Aosta, che nasce Cave Monaja, un piccolo, prezioso gioiello vinicolo capace di raccontare la forza e l’eleganza di un territorio unico. Il progetto prende forma nel 2018 dal sogno e dalla determinazione di Chul Kyu, per tutti Andrea: giovanissimo enologo di origini coreane, cresciuto con lo sguardo rivolto alle montagne valdostane e il cuore saldo alle proprie radici. Dopo gli studi di enologia ad Alba e l’esperienza maturata tra le colline delle Langhe, Andrea sceglie di tornare a casa con un obiettivo preciso: recuperare vigneti dimenticati, ridare voce a terre silenziose. Già nel 2015 inizia a prendersi cura di un piccolo vigneto abbandonato di appena 400 metri quadri, appartenente a un’amica. Un fazzoletto di terra che diventa laboratorio di passione, studio e dedizione. Da quel primo gesto nasce un percorso più ampio: altri vigneti vengono recuperati, altri filari tornano a vivere, come se ogni tralcio fosse un atto di fiducia nel futuro. Parlando con Andrea si percepisce un’emozione autentica, che si fa ancora più intensa quando racconta l’origine del nome “Monaja”: il cognome dell’amato nonno materno, già Cavaliere della Repubblica e figura profondamente impegnata nelle iniziative territoriali della Valle d’Aosta. Un modello di rettitudine e amore per la propria terra, che oggi rivive simbolicamente in ogni bottiglia. I vini di Cave Monaja sono specchio fedele della complessità valdostana: altitudini importanti, forti escursioni termiche, terreni difficili, vento costante. Qui la viticoltura è una forma di coraggio quotidiano, quasi eroica. Andrea lavora seguendo rigorosi principi di ecosostenibilità in ogni fase produttiva ed è stato il primo operatore della Valle d’Aosta ad essersi formato secondo i criteri di sostenibilità in viticultura del programma di certificazione del Ministero per la Transizione Ecologica. Una scelta che non è moda, ma coerenza. La cantina produce quattro vini AOC (Appellation d’Origine Contrôlée) tra cui spiccano il Monaja 300, il Foehn, lo Stau e la SélectionMONAJA; questi si affiancano i due nuovissimi Prèt à Boire Rouge, Prèt à Boire Blanc, espressioni più moderne ma altrettanto identitarie che raccontano l’anima più conviviale del progetto e l’ultimo nato Funanbule, un método classico di 30 mesi Ogni etichetta è una dichiarazione d’intenti: precisión tecnica e sensibilità emotiva, struttura e verticalità, eleganza e memoria. Non stupisce che i vini di Cave Monaja siano presenti nelle carte di ristoranti di altissimo livello come quelli di Carlo Cracco a Milano, del ristorante Da Vittorio, del MUDEC di Milano con Enrico Bartolini e di Antonino Cannavacciuolo nella penisola sorrentina. Eppure, ciò che colpisce davvero è l’umiltà con cui Andrea racconta questi traguardi, quasi fossero semplicemente tappe naturali di un cammino fatto di lavoro e silenziosa determinazione. Cave Monaja si trova a Quart, in Località Amérique 8, facilmente raggiungibile dall’uscita Aosta Est. Quart è uno dei balconi più suggestivi sulla valle centrale: dominato dal suo castello medievale che veglia dall’alto come un guardiano del tempo, abbracciato da vigneti terrazzati e sentieri panoramici che si aprono verso le vette. Qui la natura alterna la severità della roccia alla dolcezza dei filari, offrendo scorci che sembrano dipinti. Visitare Cave Monaja non significa soltanto degustare vino. Significa attraversare una storia di radici e ritorni, di memoria e innovazione. È un ponte tra la terra e l’anima, tra passato e visione. Un piccolo grande sogno che, tra le montagne valdostane, ha trovato la sua forma più autentica. Crediti fotografici @miaographics


