La storia aliena di Pier Fortunato Zanfretta, di Silvia Tonda

Nella notte del 6 dicembre 1978, un giovane metronotte genovese, Pier Fortunato Zanfretta, visse un’esperienza destinata a entrare nella storia dell’ufologia mondiale. Un racconto che, a distanza di oltre quarant’anni, continua a dividere, interrogare e affascinare. Fantasia? Suggestione? O qualcosa che ancora oggi sfugge a ogni spiegazione razionale?

Quella che potrebbe sembrare una trama uscita da un film di fantascienza è in realtà l’inizio di uno dei casi di presunta abduction più documentati e discussi di sempre, con una risonanza che superò presto i confini italiani per arrivare sulle scrivanie di studiosi, ricercatori e appassionati di tutto il mondo.

Zanfretta aveva 26 anni, era sposato e padre di due bambini. Lavorava come metronotte e conosceva perfettamente il territorio che pattugliava ogni notte. Era la zona di Torriglia, sulle alture dell’entroterra genovese: strade di montagna, ghiaccio sull’asfalto, case isolate e silenzio assoluto.

Poco prima di mezzanotte, durante il consueto giro di controllo a bordo della sua Fiat 127 di ordinanza, Zanfretta notò alcune luci insolite nei pressi di una villa conosciuta come “Casa Nostra”, di proprietà del medico genovese Ettore Righi. Decise di avvicinarsi. In quel momento, improvvisamente, il motore dell’auto si spense. I fari si spensero. Anche la radio smise di funzionare.

Convinto di trovarsi di fronte a un tentativo di furto, Zanfretta scese dall’auto, impugnò la torcia e la pistola di ordinanza e si avvicinò a piedi. Fu allora che accadde qualcosa che avrebbe segnato la sua vita per sempre.

Davanti a lui apparve una creatura mostruosa, alta circa tre metri. Terrorizzato, Zanfretta fuggì verso l’auto nel tentativo di contattare la centrale. In quel momento vide una grande luce di forma triangolare sollevarsi alle spalle della villa e sparire nel cielo. Subito dopo perse conoscenza.

Il metronotte venne ritrovato oltre un’ora più tardi dai colleghi, a circa ottanta metri dalla sua auto. Era in stato di shock profondo. Un dettaglio colpì immediatamente i soccorritori: nonostante il freddo intenso, il suo corpo e i suoi vestiti erano insolitamente caldi. L’episodio fu denunciato ai carabinieri e venne aperta un’inchiesta. Sul luogo furono rilevate anche strane tracce sul terreno, tra cui una grande impronta semicircolare.

Per cercare di ricostruire quanto accaduto, a Zanfretta venne proposto di sottoporsi a sedute di ipnosi regressiva, una pratica che all’epoca godeva di grande attenzione mediatica e scientifica. Zanfretta accettò senza esitazioni. Le sedute furono numerose e tutte regolarmente documentate e registrate.

Durante l’ipnosi, l’uomo raccontò episodi che affermava di non ricordare consciamente: il rapimento da parte delle creature, il trasporto a bordo di presunte navi aliene, esperimenti subiti. Racconti dettagliati, coerenti, sempre simili tra loro.

Venti giorni dopo, nella notte tra il 27 e il 28 dicembre 1978, Zanfretta scomparve di nuovo. L’auto fu ritrovata su uno spiazzo della strada di montagna verso l’abitato di Rossi. Lui venne rinvenuto poco distante, tremante e in lacrime tra i cespugli. Anche questa volta, nonostante pioggia e freddo, era asciutto. L’auto risultava stranamente calda, soprattutto sul tettuccio. Accanto al veicolo furono individuate impronte gigantesche, a suola concava, lunghe oltre cinquanta centimetri.

Dopo il secondo episodio, l’istituto di vigilanza decise di trasferire Zanfretta a Genova, assegnandogli la zona di Quarto e sostituendo l’auto con una Vespa. Sembrava che tutto potesse finire lì. Ma non fu così.

Il 30 luglio 1979, durante un turno estivo, Zanfretta scomparve per la terza volta. Il suo scooter venne ritrovato sulla cima del Monte Fasce, alle spalle della città. Lui fu rinvenuto a quasi due chilometri di distanza, mentre correva nel buio. Un particolare rimase senza spiegazione: l’unica strada di accesso al monte era controllata da un altro guardiano notturno, che non aveva visto né sentito nulla.

Il 2 dicembre 1979 si verificò un quarto episodio. Durante una seduta di ipnosi, Zanfretta raccontò che gli esseri lo avevano portato sopra la Spagna, dove avevano spaventato alcune persone. Il giorno successivo, il 4 dicembre, i giornali diffusero la notizia di misteriosi avvistamenti di dischi volanti nei pressi di Barcellona, che avrebbero inseguito delle automobili. Come poteva Zanfretta conoscere quei dettagli prima che fossero resi pubblici?

Il caso attirò l’attenzione della stampa nazionale e internazionale. Nel maggio 1984, a Genova, durante il Convegno Internazionale di Ufologia, Zanfretta fu uno dei protagonisti assoluti. I suoi racconti vennero definiti tra i più clamorosi mai registrati.

Eppure, se non fosse per i numerosi riscontri indiretti – auto che si fermano, luci anomale, tracce sul terreno, testimonianze concordanti – sarebbe facile liquidare il tutto come un delirio.

C’è anche il contesto culturale dell’epoca: pochi mesi prima dei primi episodi era uscito al cinema Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg. Le creature descritte da Zanfretta ricordano il “Mostro della laguna nera”, icona cinematografica degli anni Cinquanta. E le cronache storiche del Mediterraneo sono ricche di racconti su esseri simili a draghi o serpenti marini. Negli annali di Nizza, ad esempio, si parla nel 1608 di strane apparizioni nel mare, tanto spaventose da indurre la Signoria a sparare centinaia di colpi di cannone.

Ma la vicenda Zanfretta non è un film. È una storia reale. E soprattutto non gli ha portato alcun vantaggio.

Anzi. Nei primi anni Ottanta il questore di Genova gli sospese il porto d’armi senza motivazioni ufficiali, costringendolo a perdere il lavoro. Col tempo perse anche la famiglia e molti amici, che lo considerarono folle. Il peso di quelle notti era diventato insostenibile.

Zanfretta raccontò persino che gli alieni gli avrebbero affidato un misterioso artefatto: un oggetto custodito in un cubo metallico, contenente una sfera trasparente con un tetraedro dorato sospeso al suo interno, accessibile solo a lui tramite un portale.

Tutti coloro che lo hanno conosciuto concordano su un punto: Pier Fortunato Zanfretta è sempre apparso come una persona sincera.

Resta allora la domanda finale. Cosa gli è davvero successo?

Oggi l’ipnosi regressiva è considerata una tecnica priva di valore scientifico, capace di indurre falsi ricordi estremamente vividi. Realtà e immaginazione possono fondersi fino a diventare indistinguibili.

Ed è proprio in questo spazio ambiguo, sospeso tra suggestione e mistero, che la storia di Pier Fortunato Zanfretta rimane ancora oggi senza una risposta definitiva.